“Feel The Videogames”. Se si potesse descrivere la persona con una frase, questa sarebbe perfetta per DadoBax, anche se rende solo una piccola parte dell’idea che lo youtuber ha del videogioco: deve essere sentito, deve dare delle emozioni.

Sentire il videogioco, come fosse un’opera musicale, come un profumo.

Con lui abbiamo parlato proprio di questo, delle sue passioni e di alcune delle idee da lui espresse nei suoi video più recenti. Buona lettura!

Ciao DadoBax, benvenuto sul nostro sito e grazie per averci concesso quest’intervista. Pronto? Partiamo!

Prontissimo!

Prima di tutto, presentati ai nostri lettori. Cosa diresti di te a chi non ti conosce?

Mi chiamo Corrado Cozza, ho 26 anni, sono laureato in Ingegneria Informatica e ho una passione viscerale per i videogiochi.
Il mio canale YouTube serve a condividere la mia passione con gli internauti.

Hai sempre parlato del videogioco come un mezzo per provare emozioni, dicendo spesso che va “sentito”, come un suono o un profumo. Da dove nasce questa tua idea?

Non ricordo precisamente quando mi venne questa idea, ma ricordo che girovagando per un luogo virtuale particolarmente affascinante mi è capitato di sentire un brivido sulla pelle.
Non sto esagerando: letteralmente un brivido.
Per un attimo sono tornato alla realtà e mi sono reso conto che fino a quel momento ero talmente immerso nel gioco da provare sensazioni reali, pur se stavo videogiocando.

Il mondo dei videogiochi sta attraversando, secondo le tue parole, “un’età dell’oro per quantità, qualità e creatività“.
Ma in questi ultimi tempi alcuni grandi titoli, provenienti da case storiche e non, sembrano contraddirti. Cosa ne pensi?

Penso che esistano pochissimi titoli che contraddicano quello che penso e che rappresentano le eccezioni che confermino la regola.

I gamers attuali spesso tendono a ricercare l’esperienza di gioco “definitiva” nei titoli “tripla A”, ignorando però alcune uscite di enorme valore.
Credi sia dovuto alla semplice mancanza di una grande campagna pubblicitaria o ad un disinteresse verso determinati titoli?

L’ignoranza non è mai una colpa di chi è ignorante.
E’ l’ignoranza dell’ignoranza che è una colpa.
Che cosa significa: che se io sono ignorante e lo ammetto, allora faccio di tutto per informarmi.
Ma chi è ignorante e non sa di esserlo, non fa nulla per informarsi.
Ed allora si lamenta del fatto che non escano grandi giochi, quando invece i giochi ci sono… ma è lui che li ignora!
Basterebbe un po’ di umiltà e di curiosità in più.

Hai affermato che metacritic uccide l’industria dei videogiochi, sottolineando come un numero non possa effettivamente esprimere la capacità del gioco di trasmettere determinate emozioni. Secondo il tuo parere, quale sarebbe il corretto metodo di giudizio?

Come fanno le riviste specializzate da anni: accompagnare il voto con una una recensione scritta.
Il voto numerico non può descrivere un gioco, ma può benissimo essere utile a render più chiaro il verdetto finale.
Peraltro io stesso applico il sistema di votazione nei miei video (quella che gli utenti chiamano Dadocritic): ma il numero accompagna sempre il mio parere espresso a voce.

Come vedi il futuro dell’industria dei videogiochi? Nei prossimi anni gli Indie riusciranno a conquistare una fetta maggiore di mercato?

Non credo che il mercato dei videogiochi sia in mano agli indipendenti. Essi sono una preziosa risorsa, ma il mercato non è in mano loro.
Il futuro dell’industria è in mano ai soliti nomi, che godono del maggior prestigio e della maggior portata mediatica.

E, mentre noi stiamo qui a discutere di quello che sarà, loro già sanno le mosse da compiere per i prossimi 10 anni.

Hai appena spiegato, in un tuo video, perché i videogiochi che giochiamo da bambini ci rimangono più impressi, concludendo che l’unica differenza è, appunto, il modo in cui li percepiamo.

Come vengono influenzate le scelte che facciamo in ambito videoludico?

Non dice questo il video. Il video spiega la teoria di Paul Janet sul tempo percepito.

Invito i lettori a dare un occhio al video: sarebbe ridondante scriverlo qui di seguito.


Per quanto riguarda la seconda parte della domanda: la percezione del gioco cambia drasticamente, in quanto crescendo viviamo delle esperienze che ci maturano.
Crescendo cambia il nostro approccio ad ogni cosa nella vita, non solo ai videogiochi.

Se da bambino giochi a Need for Speed Underground 2 anche solamente per avere la sensazione di guidare e girare per la città, da adulto magari trovi sicuramente interessanti altri aspetti, dato che il guidare non rappresenta più un’azione proibita.

Abbiamo concluso, grazie mille per le tue risposte.

Grazie a voi.

E con questo si conclude la nostra intervista. Ringraziamo nuovamente il nostro ospite per essere stato con noi, e vi invitiamo a tornare esattamente qui, tra 30 giorni.
Curiosi in merito al prossimo ospite? Seguiteci su Facebook: ci saranno degli indizi!

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