Sono passati poco più di nove anni dal lancio sul mercato della prima versione di Bioshock, uno sparatutto in prima persona che ha attirato su di sé tantissima attenzione grazie alla sua estrema originalità in termini di ambientazione e narrazione.

Chi ha davvero apprezzato il gioco non ha mai fatto troppo caso al suo rendimento grafico, anche rigiocandolo nel tempo, non per dire che non abbia un ottimo mix di luci e texture, ma per dire che i punti di forza sono altrove.

Sarebbe stata un’idea più interessante far uscire una versione arricchita di contenuti, piuttosto che un’edizione rivista graficamente, ma, nell’era delle “collection” e dei “remaster”, doveva in un modo o nell’altro trovare posto anche questa saga e, senza riempirci di troppi pregiudizi, vediamo cosa ha da offrire il primo capitolo in questa “nuova veste”.

(Potete trovare alcune anticipazione e un video di gameplay QUI)

Impatto grafico e rimasterizzazione

Partiamo dal punto cruciale della questione, non per giungere subito a conclusioni, ma per definire bene cosa porta realmente sui nostri dispositivi questa versione modernizzata:

La parte iniziale di Bioshock è difficile da dimenticare, la sensazione di smarrimento che si prova la prima volta che si entra a Rapture è fondamentale per riuscire ad apprezzare il titolo. Già da qui si notano i cambiamenti apportati al sistema di illuminazione ed agli effetti visivi, che troviamo nelle fiamme dell’aereo precipitato e in generale nel comportamento dei fluidi.

Entrando nel faro ed approcciandoci ad un ambiente più luminoso, è stata una piacevole sorpresa anche trovare delle texture pulite e che si mescolano bene al sistema di illuminazione.

I modelli invece non sono stati toccati: è comprensibile che andare a ri-lavorare tutti gli elementi del gioco sarebbe stato davvero troppo dispendioso in termini di soldi e tempo, ma almeno aggiustare quelli che ne hanno più bisogno sarebbe stata una mossa più convincente.

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Un altro parziale miglioramento riguarda gli effetti sonori: i suoni circostanti sono più nitidi, si percepiscono meglio e rendono ancora più coinvolgente l’esperienza. Non si può dire la stessa cosa dei dialoghi, e in generale delle voci dei personaggi, che, dal materiale diffuso in lingua originale, sembravano pulite ed assestate. Invece, nella nostra versione tradotta, spesso gli effetti esterni sovrastano i dialoghi o viceversa. Un peccato, perché in realtà il lavoro di doppiaggio è stato eccellente: sistemare il rapporto tra rumori/suoni e dialoghi avrebbe solo perfezionato l’opera.

Nel complesso, il lavoro svolto per modernizzare questa prima versione di Rapture è soddisfacente: le poche componenti che hanno ritoccato riescono a rendere meglio l’atmosfera del gioco, senza rovinarne l’esperienza. Si tratta comunque di un lavoro sulla soglia della sufficienza, in quanto lo scopo era giusto quello di dare la possibilità, ai possessori di dispositivi di questa generazione, di (ri)giocare questa saga.

Interfaccia, gameplay e prestazioni

Il gioco viene proposto con un nuovo engine con supporto alle DirectX 11, risulta leggermente ottimizzato al meglio per l’hardware attuale, ma sicuramente non si avvicina neanche alle prestazioni dei suoi capitoli successivi.
I menù sono rimasti identici: non solo lenti e scomodi, ma, per accedere alle impostazioni avanzate proposte in questa versione, bisogna andare a modificare direttamente i file di configurazione nelle cartelle del gioco (questo nel caso PC, la versione console ovviamente ha un set di impostazioni standard concentrato sul Full HD).

Un miglioramento in termini di fluidità c’è e si vede chiaramente, in effetti rende il gioco molto meno statico ed accompagna bene le scene più frenetiche. Purtroppo, però, l’entusiasmo si spegne presto alla vista dei numerosi bug che affliggono il gioco. Sopratutto la versione PC rischia spesso di crashare inspiegabilmente in alcuni punti, quindi è largamente consigliato utilizzare salvataggi rapidi frequenti.
Fare una versione del gioco moderna, e non prestare attenzione ad alcuni dei bug più conosciuti della serie, è un grande errore.

Le animazioni degli npc sembrano essere migliorate, le azioni effettuate su oggetti e elementi dell’ambiente sono più rapide e rispondono meglio ai comandi. In effetti ora il gameplay è leggermente più reattivo, dando alla componente sparatutto un notevole miglioramento, in particolare nelle modalità più difficili dove è vitale dover schivare e saper rispondere al fuoco in tempi brevi.

Contenuti extra

Neanche qui c’è da dire molto, questa versione di Bioshock contiene tutti i contenuti rilasciati finora e presenti già nelle edizioni speciali uscite negli anni successivi alla prima pubblicazione. In particolare, troviamo il Museo delle idee Orfane, dove potremo liberamente muoverci attraverso una serie di bozze, disegni e modelli 3D di tutte le idee scartate riguardo questo capitolo. Molto interessante, anche se si traduce in un’esperienza troppo breve.
Sempre dal menù iniziale, è possibile accedere alle Stanze della sfida, una serie di prove ed enigmi totalmente al di fuori dalla storia, solo per mettere alla prova le proprie abilità e divertirsi.

L’unica vera novità di questa versione sono i commenti dell’autore Ken Levine, che saranno sbloccabili trovando determinati nastri dorati nei diversi luoghi di Rapture e successivamente consultabili dal menù principale.

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Conclusioni

Non è una novità di questi tempi trovarsi di fronte ad una remaster che riesce a malapena ad accontentare i giocatori. Sia chiaro, non che ci si aspettasse chissà quale lavoro eccelso, ma ogni tanto sarebbe ben gradito mettere le mani su un prodotto che valga realmente quello che costa.
Questo Bioshock remastered offre dei cambiamenti interessanti, purtroppo costeggiati da altrettanti difetti. Potremmo supporre che con la caduta di Irrational Games non siano riusciti ad arricchire i contenuti come volevano, ma sarebbe troppo inverosimile, probabilmente gli serviva più un pretesto per introdurre al gioco una nuova generazioni di giocatori.

Per chiunque abbia ricevuto questa versione gratuitamente su Steam: ben venga, una possibilità in più di sbloccare achievement (non presenti nella versione base) e di giocare il titolo con qualche modifica piacevole e non.
Chi ha già il primo capitolo e sta valutando se prendere la collection per rigiocarlo ,nella speranza di trovare qualcosa di innovativo, resterà deluso: non reputiamo che valga la pena di (ri)spendere soldi.
Chi non ha mai giocato alla saga, o si è perso questo capitolo, allora può valutare l’acquisto della collezione.

Il discorso appena affrontato è puramente concentrato sulle modifiche apportate in questa versione, il gioco rimane un capolavoro ed i problemi che ha contratto nel tempo sono giustificabili, vista la generazione in cui fu pubblicato questo primo capitolo. Quindi noi critichiamo esclusivamente queste pseudo-operazioni di marketing, ma invitiamo, in ogni caso, a giocare ed approfondire la saga, in quanto si tratta comunque di uno di quei titoli che hanno contribuito a portare il videogioco ad un livello più complesso, mescolando una trama cinematografica e una gestione assolutamente personale dell’andamento narrativo: il tutto affrontato in terza persona e con una serie di elementi sparatutto/action molto originali.

REVIEW OVERVIEW
Grafica
8
Audio
7
Gameplay
8
Trama e narrazione
10
Ambientazione
8
Longevità
6
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Romano, classe 1990. Studente di Matematica applicata da qualche anno, distratto dai videogame da sempre. Eclettico e molto curioso sono molto legato all’intrattenimento : amante del cinema e discreto strimpellatore di musica, adoro i giochi di ruolo ma so apprezzare titoli di ogni genere se in grado di esprimere il proprio valore tecnico e artistico.

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