Dopo cinque anni di attesa, l’epopea cyberpunk di Eidos Montreal continua in Mankind Divided, sequel diretto di Human Revolution, che ci vedrà vestire nuovamente i panni di Adam Jensen. Sopravvissuto all’incidente al termine del prequel, in cui milioni di persone morirono ad opera dei “potenziati”, Jensen si ritrova in un mondo spaccato da una vera e propria “apartheid meccanica“; in servizio presso una task force dell’interpol dedicata a prevenire gli attacchi terroristici ad opera di estremisti di entrambe le sponde ideologiche, l’agente speciale dovrà operare a Praga, città in cui la segregazione degli individui aumentati ciberneticamente è messa in atto a pieno regime.

DEUS EX 2.0

Il gameplay è una versione migliorata di quello di Human Revolution e la maggiore esperienza raggiunta dagli sviluppatori è evidente: tutti i pregi del prequel sono ripresi e ampliati e in generale l’esperienza di gioco risulta più limata. Ancora una volta avremo a disposizione un arsenale ricchissimo di armi e gadget che ci permetteranno di affrontare nemici e ostacoli in molteplici modi, sia preferendo un approccio non letale, sia volendo affrontare gli avversari a viso aperto. Dopo le prime battute di gioco, scopriremo che le protesi di Jensen celano un set di potenziamenti sperimentali del tutto nuovi e ancora instabili. Saremo chiamati, dunque, a scegliere accuratamente quali potenziamenti sbloccare per adattare il corpo del protagonista al nostro modus operandi senza mandarlo in tilt. Questa imposizione avrebbe il pregio di creare una diversificazione sostanziale tra diverse “build” del personaggio, incentivando molteplici play-through, ma il tutto viene nullificato quando la restrizione viene eliminata in una quest secondaria.

Il design dei livelli riflette la volontà del team di sviluppo di lasciare quanta più libertà di approccio possibile al giocatore, offrendo più occasioni per servirci di abilità che nel prequel erano necessarie solo sporadicamente; ciò vale anche per il combattimento: una varietà maggiore di nemici, in cui figurano anche numerosi potenziati, ci costringerà a diversificare le nostre tattiche e ad usare una grande porzione del nostro arsenale. Se, invece, scegliamo uno stile di gioco orientato sulla furtività, troveremo che le meccaniche elementari del genere stealth si intrecciano alla perfezione con hacking, interazioni sociali ed esplorazione ambientale.

Saltuarimente, però, l’approccio stealth risulta alquanto facilitato, con scorciatoie troppo convenienti che, facendoci aggirare i nemici senza sforzo, elimineranno anche la necessità di utilizzare un numero maggiore di gadget e potenziamenti; insieme ad un IA dei nemici non sempre brillante, ciò rappresenta l’unica pecca di un gameplay solido e molto appagante, la cui varietà offre un’ elevata rigiocabilità.

c72e503807068ce6ba4218f3dafe938d-resize

ANCHE L’OCCHIO (CIBERNETICO) VUOLE LA SUA PARTE

Il comparto grafico, come è naturale aspettarsi visti i cinque anni trascorsi, è grandemente migliorato rispetto al prequel, e, a parte qualche calo di frame-rate nelle versioni console, è pienamente godibile, pur non rappresentando la massima perfezione tecnica possibile. Modelli dei personaggi più variegati e una palette cromatica ampliata, rispetto al binomio nero-oro (stilosissimo, certo, ma un po’ ridondante), riflettono l’atmosfera più complessa e noire di Mankind Divided; la direzione artistica, soprattutto nella realizzazione dei bassifondi di Praga, riesce a sposare elementi futuristici con lo stile architettonico di una capitale europea, rendendo il tutto verosimile, ma appagante anche per i più appasionati di fantascienza.

Lo stesso vale per la colonna sonora, ancora una volta composta da Michael McCann, che ci riporta alla mente i capisaldi del genere fantascientifico e costituisce, insieme ad un doppiaggio ben realizzato (che genera però evidenti problemi di lip-sync,purtroppo) un sonoro soddisfacente.

dettagli-trama-ambientazioni-gameplay-deus-ex-mankind-divided-222902-1280x720

 D. E. Noir

La trama di Deus Ex: Mankind Divided si basa su elementi tra i più maturi nel panorama videoludico recente: servendosi di uno storytelling ambientale curato fin nei minimi dettagli, immerge il giocatore in un mondo in crisi e offre spunti di riflessione su temi significativi; l’escalation di discriminazioni verso la minoranza dei potenziati, certamente vittima di una manipolazione dell’opinione pubblica, ma che effettivamente ha costituito un pericolo per l’intera umanità, è proposta in maniera plausibile e attualissima. Il punto di vista del protagonista, poi, che si trova a metà della spaccatura fra minoranza e maggioranza, al servizio delle stesse istituzioni che lo discriminano, conferisce al tutto un grigiore morale in cui trovano ampio spazio le considerazioni del singolo giocatore, che possono motivare poi la scelta di uno stile di gioco rispetto a un altro.

L’intreccio vero e proprio, degno di un thriller, si sviluppa con ritmo cadenzato, tra il susseguirsi di indizi sulla cospirazione che Jensen tenta di smantellare fin dal prequel, in una condizione di perenne incertezza circa i suoi misteriosi alleati. Una narrazione ben calibrata, con le giuste tinte noir, soccombe però ad un finale che arriva del tutto a sorpresa, appare affrettato e risolve ben poco di quanto anticipato, lasciando un senso di insoddisfazione quasi rabbioso, vista la maestria con cui la narrazione stava proseguendo. Non resta che aspettare futuri DLC o sequel per avere risposte che, tuttavia, ci sembravano dovute.

La longevità si aggira intorno alle 25-35 ore, variabili in base allo stile di gioco, alla difficoltà scelta e al grado di completamento delle numerose missioni secondarie, a cui si aggiunge la presenza della modalità Violazione (Breach, in lingua originale), che ci permetterà di superare dei livelli a tempo in cui guadagneremo punti in stile arcade, competendo poi in classifiche online.

deus-ex-mankind-divided-02

A conti fatti, Mankind Divided è un prodotto validissimo e capace di offrire grandi soddisfazioni, dalla giocabilità fluida e mai noiosa. È un vero peccato che, per ovvie politiche di mercato, si abbia la sensazione che questo capitolo delle avventure di Adam Jensen sia paragonabile all’episodio di una serie tv, piuttosto che a un film completo, ma ciò non toglie che il lavoro dei ragazzi di Eidos Montreal rappresenti un grande passo in avanti nel percorso di consolidamento del videogioco come medium maturo, in grado di veicolare tematiche serie e complesse, al pari di ogni altra forma di intrattenimento. Sicuramente non può mancare nella collezione di un appassionato di cyberpunk o fantascienza, o di chiunque  apprezzi un bel videogioco.

Rispondi