Twitch è uno strumento per lo streaming, questo si sa. Ciò che molti non realizzano, però, è che costituisce un luogo di ritrovo.
Lo streamer preferito si ritrova con i propri followers, e con questi condivide la sua passione.
Come qualsiasi luogo di ritrovo “reale” (bar, piazza, cinema ecc) costituisce un punto di scambio; che siano idee, informazioni o una semplice chiacchierata, si assottiglia ancor di più la distanza tra il content creator e l’utente finale.

Terrence Miller e il primo caso su Twitch

Nel caso di Terrence Miller, però, questa distanza è diventata fin troppo sottile.
Lo scorso mese il Pro Player di Hearthstone ha partecipato al DreamHack di Austin; un ritrovo immancabile per tutti gli appassionati del gioco di casa Blizzard.

Le sue partite sono state streammate, e proprio durante una di queste live la chat ha “regalato” uno spettacolo orribile.
Invece di concentrarsi sulle giocate di Miller, una buona parte dell’utenza ha preferito concentrarsi sul colore della sua pelle. Moltissimi messaggi ed emotes a sfondo razzista hanno preso il posto dei classici commenti da streaming.

Immediatamente dopo l’accaduto, il player ha espresso la speranza che la sua famiglia non avesse visto quell’orrendo spettacolo.
Il fenomeno è stato così grave da scatenare la reazione di Blizzard; con una ferma condanna verso questo tipo di messaggi, la casa californiana si è assunta la responsabilità dell’accaduto, invitando anche Twitch a fare qualcosa di concreto.

Questo è un problema che coinvolge l’intera industria.
Ci vorrà quindi uno sforzo congiunto per ottenere un risultato concreto

 La reazione di Twitch non si è fatta attendere, con le affermazioni riguardanti “l’esplorazione di nuovi tool ed implementazioni per aumentare la consapevolezza e la mitigazione di questi problemi”.

Miller non ne era eccessivamente sconvolto o turbato, Blizzard e Twitch sembravano voler risolvere la questione… verrebbe quasi da considerarlo un “lieto fine“.
Invece questa triste storia aveva in serbo un secondo capitolo.

Diversity Panel: il secondo caso

La scorsa settimana, Miller ha preso parte ad una conferenza, sempre in live; la stessa aveva come argomento principale la diversità dei giocatori.
Con lui erano invitati anche RyogaVee, DeejayKnight e ChinnyXo. Tutti streamer afroamericani.

L’idea di base era ottima: evidenziare l’importanza del problema razzismo su Twitch, e provare a proporre alcune soluzioni.

L’ignoranza di alcuni elementi, però, si è rivelata (tristemente, ancora una volta) senza limiti. “Quale migliore occasione per insultarli tutti contemporaneamente?
Un pensiero riprovevole per qualunque persona civile, ma non per questi.

Ho guardato la chat, durante il diversity panel, e stava accadendo qualcosa di molto simile a quanto successo al DreamHack di Austin.
Ho pensato “ecco, questo è ciò di cui stiamo parlando.
Sta accadendo ora, mentre ne parliamo”.

Il 22enne non era molto sorpreso.

Non mi aspetto che le risposte in merito arrivino immediatamente o in un paio di mesi.
Credo che ci voglia del tempo, ma dobbiamo iniziare a fare alcuni passi avanti.
Se mi rifiutassi di parlarne rimarrebbe tutto come sempre.

Ed ecco quindi i suggerimenti per Twtich: strumenti di moderazione migliorati, come il ban per IP, e l’introduzione della whitelist, strumento che permette di bannare un utente senza nemmeno avvertirlo.

Lo stesso Miller ha aggiunto che “il mondo degli eSports attira moltissime persone, e che proprio questa caratteristica gli fornisce un certo appeal”.
Twitch regala la sensazione osservare il proprio giocatore preferito in uno stadio virtuale, circondati da persone che fanno il tifo.
Il problema, però, arriva quando queste persone perdono il controllo. È letteralmente impossibile moderarne così tanti.

Credo che ci fossero 60.000 persone al DreamHack, e non puoi moderarne così tanti.
Ovviamente non tutti dicono cose orrende in chat, ma in generale non si può moderare una tale quantità di persone.

La community stessa deve semplicemente migliorare .

La community deve migliorare. Parole mature, prive di rabbia, da qualcuno che avrebbe ampi motivi per essere furioso.

Una carriera molto cambiata

Una volta, scherzando con un amico, questo mi ha detto: “non giochi così bene dal DreamHack”.
La mia risposta è stata: “Ah, non preoccuparti, a loro non interessa come gioco.
pensano solo alla mia etnia”.

Le persone, in sostanza, non erano interessate alla sua tecnica di gioco, ma solo al colore della pelle.
Miller stesso ha affermato che, per quanto orribile, questa serie di avvenimenti gli ha regalato una maggiore visibilità. Data l’inevitabilità, ne ha tratto ciò che poteva.

Il 22enne non ha permesso che l’accaduto lo demoralizzasse; è intenzionato a continuare il suo lavoro nell’esporre determinati problemi e, contemporaneamente, fare ciò che può per rimanere un buon giocatore di Hearthstone.

Sostiene inoltre che la scena eSport (di Hearthstone) abbia ancor più bisogno di persone di varie etnie, poiché queste permetterebbero una lotta ancora più efficace al triste fenomeno del razzismo.

Ci vuole coraggio, dopotutto. Coraggio che questo ragazzo non ha mai perso.

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